giovedì, 21 gennaio 2010 alle h. 16:49
Specchio: Biancaneve è viva, più bella d'una stella. Chiuso nel cofanetto è il cuore d'un capretto!
Regina: Il cuore d'un capretto?! Ah, servo maledetto! – La Regina e lo Specchio, Biancaneve e i Sette Nani
Credo che Biancaneve sia stata il primo Magnaccia femminile della storia: insinuatasi nella dimora dei nani minatori, ne ha preso tacitamente, mediante melliflue moine, il comando e ne ha esatto il capitale al termine di ogni dì lavorativo, barattandolo con sbobba simil carceraria.
Il perpetuo dilemma dell'identità: ciò che sembra non è (Menzogna), ciò che sembra è (Verità), ciò che non sembra è (Segreto), ciò che non sembra non è (Falsità).
Tutto questo per segnalare che Grimilde, sebbene fosse una matrigna mediamente psicopatica, non era una perfida strega, bensì una sindacalista.
Onore ai Lavoratori.
Trelkovski
venerdì, 06 novembre 2009 alle h. 19:23
Puoi ingoiare mezzo litro di sangue prima di vomitare. - Voce narrante, Edward Norton, Fight Club
Vedi, mia Cara, puoi anche aggrapparti senza ritegno alle risorse altrui per risollevare le tue sbiadite sorti, ma non risorgerai mai dalle tue stesse ceneri.
Dovrai perpetuamente contare sulla pena che susciti nelle persone o nell’arco che le tue gambe riusciranno a reggere dinanzi la carne ignuda dell’uomo al quale ti affiderai per evitare di annunciare alla società, la stessa, beninteso, che detta le regole del tuo essere, che non hai un compagno col quale condividere croci e delizie della tua amena vita terrena.
Mi rallegro nel prendere coscienza che l’acquisto di un vestito firmato, dell’armamentario per il trucco di fattura cinese e un paio di orecchini mal verniciati con agganci ipoteticamente ipoallergenici compensino la tua assoluta miseria in termini di dignità e onestà.
Difatti, come spiattella il mercante di grasso della pellicola citata nel principio, infilarti le penne nel culo, in definitiva, non fa di te una gallina.
Trelkovski
venerdì, 11 settembre 2009 alle h. 20:46
Dall’altra parte della scrivania, dinanzi a me, mi ritrovo questi due esemplari di manovalanza accademica: una docente decrepita ed incartapecorita ed un viscido assistente di fattura medio borghese, con l’aria di saccente damerino. Quasi un leitmotiv nello scenario squallido ed inverecondo universitario di questi anni.
Ora, non ho smarrito la mia aurea di beffardo disprezzo verso quello che rappresentate mentre scrivevo su quel foglio di carta il paradigma del verbo forte inglese drink, ma non appena avete sputato sul piatto, constatando un mio ragionevole tentennamento, la formula sarcastica ‘Con tutti i soldi che spendiamo per farvi studiare l’inglese …’, avrei voluto spedirvi di rimando, con tanto d’affrancatura gestuale, il mio, di pensiero, circa tutti i denari che han tirato fuori dalla saccoccia i Sapiens per permettere a voi e a quelli della vostra classe operaia di rimanere coi vostri culi pallidi appollaiati ad agio su quelle poltroncine imbottite.
Emanate stantio intellettuale dai pori otturati che vi contraddistinguono, giustificate la sufficienza e l’insofferenza con un titolo di scarso valore, recitate, ogni anno, porzioni di sapere mnemonico irrilevante ai fini di una ricchezza culturale personale e un futuro lavorativo per di più sottopagato.
Rintraccerò le dottrine nei giornaletti e in volumi domestici e mai più in aule universitarie.
Trelkovski
martedì, 01 settembre 2009 alle h. 11:17
Da molto tempo si è tentato di organizzare una caccia al tesoro che prevedesse in qualità di ricompensa il valore dell’autenticità.
Il numero dei giocatori necessari, tuttavia, non è mai stato raggiunto.
Han preferito, son disposta a credere, altri sollazzi e premi più immediati e spendibili sul mercato umano.
Come è possibile dar loro torto quando si riconosce di giacere tra i lacci di un nodo sociale nel quale è lecito assumere qualsivoglia alibi utile alla mistificazione della realtà sfuggendo ad ogni ragionevole sanzione?
La strada è ancora gravida di terra da sfumare.
Trelkovski
mercoledì, 05 agosto 2009 alle h. 17:50
I Wanna Be Sedated – Ramones
Sabato pomeriggio ho annunciato alla genitrice la volontà di ritornare a Londra, una delle mie città predilette, anche solo per qualche giorno, per riagganciare atmosfere del passato, palesarmi in scenari non masticati visivamente da lustri, ipotizzare sotto cappelli femminili con piume, perle e paillettes mostri sulle cui tracce v’è Dylan Dog, magari per una volta armato, e, magari, bere torbidi litri di caffè annacquato.
In verità, Londra mi appare una meta facile, affrontabile senza eccessivo sforzo cerebrale e allo stato attuale della mia materia grigia direi che rappresenta la manna.
Mi ha risposto dicendo che vi regna un grigiore perenne e, considerato il mio tono cadaverico e la mia urtante ombrosità, sarebbe meglio un’apparizione al mare. Dulcis in fundo, ha ribadito che carburo troppo di immaginazione. Bramare l’apparizione nella perfida Albione per l’affetto delegato ad un fumetto risulta, difatti, abbastanza caricaturale.
In altra sede, ha pure aggiunto, al mio manifestarle l’intenzione di acquistare la maglietta dei Ramones, che non ho più quattordici anni. Temo davvero di essere in età da marito.
Credo che se annoverassi tra le mie mete preferite Porto Sant’Elpidio, le mie prospettive sarebbero, forse, accolte meglio.
Mi rubassero l’immaginare sarei perduta. E’ poi possibile mettervi corde e gettarlo, stretto in un sacco nero, nello sgabuzzino? Forse si, tramite un perenne richiamo alla realtà, al paragone con le gesta altrui e i doveri che quest’ultimo reca con sé.
Esso infligge paletti ad un vivere pieno, tangibile e cosciente? Arreca danno oppure zucchero, concedendo una perenne via d’uscita luminosa? Forse aleggio in una dimensione parallela da me solo ipotizzata e mi allontano sempre più dal fatiscente tangibile, tagliandomene fuori senza alcuna possibilità di recupero.
L’ombrosità, poi, che sigilla uno stato perenne di esilio. Pur di liquefare quelle malefiche catene, volgo sguardo benevolo a ciò che ritengo ipotetiche soluzioni. Alla fine, però, tra le mani, ho solo cenere mefitica.
What they want, I don’t know.
Trelkovski
lunedì, 27 luglio 2009 alle h. 11:58
Il dubbio cresce con la conoscenza - Goethe
La forma di dubbio che più mi sconvolge e disorienta è quella circa l’onestà di un individuo al quale si è concessa fiducia.
Trelkovski
venerdì, 24 luglio 2009 alle h. 23:04
Signore ciò che avevate è ciò che da noi viene definito fantasma iterativo non terminale o vapore a erranza di quinta classe, è uno di quelli cattivi! - Dr. Raymond "Ray" Stantz , Dan Aykroyd, Ghostbusters
Il re è nudo! – I vestiti nuovi dell’imperatore, Hans Christian Andersen
L’insidia è la più terribile e cruda tra i mutaforma.
La immagino seduta al fondo di un’aula universitaria, non di quelle ciclopiche che costringono il docente a saltare sopra la cattedra e a mimare il discorso accademico, usufruendo magari di un megafono strillante, bensì una sala intima, con poche sedie, in grado di suggerire allo studente che, almeno lì, non è solo un numero a sei cifre inciso su un libretto scolorito.
Non è molto alta, ma orgogliosamente secca. È pallida e neppure le lentiggini che palesa sul volto appena scavato le conferiscono un minimo di vigore cromatico. Ha capelli lunghi, castani e lisci, che le ricadono sul petto, androgino. Le sue carni sono bianche e prive di elasticità.
Attende.
Poi la vede entrare.
Giovane e attraente, si evince pur da bendati che ha un cruccio interiore, una sorta di morbo che le impasta cuore e budella, che le succhia via la felicità.
Un bottino succoso, quello che eguaglia o, addirittura, supera le proprie sofferenze.
L’ammalia mediante imprecazioni rugose rivolte ad un docente preparato poiché, è risaputo, la lotta continua, pur se priva di fondamento, nei confronti dell’autorità riscuote sempre un buon successo e delega credito circa il proprio rigore critico intellettuale.
Stabilite le fondamenta, le parla di libertà, di viaggi, di femminilità, di astio diffuso e generalizzato, le lascia intuire l’ottusità degli individui che le gravitano attorno offrendole tisane, deliziandola con dolcetti e pietanze biologiche.
L’ha rapita cullandola tra cortecce cerebrali color rosa acceso, confortandone ogni capriccio e ogni mellifluo atto di egoismo.
Insidia, io ti detesto.
Non tanto perché hai reciso con i guanti e movenze mollicce un fiore in pieno sboccio, solo per spruzzarvi sopra lacca di infima qualità, ma arricchita da eau de toilette francese, e posarlo accanto al tuo vaso da notte per tenerti compagnia in frangenti di pensiero didascalico.
Io ti detesto perché sei l’emblema della banalità del male. E vinci sempre tu.
Io sputo al re.
Trelkovski
martedì, 21 luglio 2009 alle h. 18:43
Chi sa capire tutto è molto infelice. - Maksim Gor'kij
Non riescono a liberarsi dalla filaccia delle corde che stritolano loro tessuto nervoso e cuore finanziate dalle colpe dei propri padri.
Vorrebbero adottare i rimedi borghesi più elementari, la fuga oppure assegni firmati al professionista della psiche di turno, ma rientrano nella schiera di coloro che ai propri mostri tirano il collo in solitudine.
Trelkovski
lunedì, 20 luglio 2009 alle h. 20:26
L’uomo è un animale sociale ma sempre più solo. - Jean Baudrillard
La natura primordiale dell’uomo non è di matrice solitaria. La materia umana sviluppa l’apice della sua essenza se inserita in una comunità di simili.
La vecchia storia dell’uomo che necessita di un branco di appartenenza è vecchia come il cucco, mi viene riproposta di continuo e, francamente, ha un po’ rotto le palle. Trovo piuttosto deprimente il fatto che si sottolinei la necessità di un branco, ma si taccia sulla caratura che esso debba avere. Ci si accontenta di uno stato fisico di non - solitudine mentre sul piano emotivo ci si piega ad un’immutabilità cronica conseguente ad un coinvolgimento assente all’interno delle dinamiche della genia.
Detenere un gruppo di riferimento con il quale condividere esclusivamente una pellicola al cinema, un concerto in uno scantinato sovietico, un banchetto più o meno di lusso è davvero doveroso?
L’integrazione dell’individuo nel branco è motivata solo da un marcio materialismo e non palesa venature legate allo spirito. Considerate le fondamenta, non occorre cedere al vittimismo qualora, in caso di difficoltà, si venga abbandonati col culo per terra. Non era amicizia, quella, ma una semplice frequentazione opportunistica priva di patti infrangibili. Dunque, da qui, è elementare lo sviluppo del concetto di intercambiabilità: in una società in cui il benessere materiale è stato raggiunto mediante l’etichetta di uso e consumo, la medesima strategia verrà applicata sia alle cose che agli esseri umani. La torbida faccenda mostra dei tratti talmente evidenti che non comprendo come si possa occultarli lamentandosene.
Una sera ho conosciuto delle ragazzette agli sgoccioli dell’adolescenza anagrafica. Una di loro ha esordito nei confronti di una fanciulla sconosciuta con la formula ‘Come sei magra!’ e l’altra ha risposto ‘Grazie!!! Anche tu!’.
Attorno al tavolo della cena, diviso opportunamente tra pulzelle e giovinetti, l’argomento principe è stato la pillola anticoncezionale. Personalmente mi trovavo a metà della tavolata, e, nell’attesa della pizza, mi domandavo perché. Rappresentavo una sorta di spartiacque umano. Il problema è che con la figura di Mosè e il relativo savoir faire relazionale non ho nulla da spartire, a parte il taglio di capelli old fashioned e una flebile affezione per il mondo egizio. Mentre io volevo saltare sul tavolo, cospargere il tutto di benzina e concludere col botto, l’amica che era con me, priva di amicizie stabili in un periodo di maremoto esistenziale, cercava in tutti i modi di dar loro corda per presupporre un seguito a quella infausta serata.
Per quale motivo, santi numi, si è portati a credere che la sola permanenza in un gruppo di ragazzette carine, frizzanti e disinibite possa addurre dei tangibili miglioramenti alla propria esistenza? Perché, insisto, si delega loro tale missione?
La cultura dell’immagine che i mass-media ci impongono quotidianamente offre a largo raggio traguardi spesso troppo lontani.
Trelkovski
domenica, 19 luglio 2009 alle h. 11:55
Rimango seduto. E studio il modo per levarti di torno. – Genzo
La fotofobia è solo una strategia di sopravvivenza conseguente alla presa di consapevolezza del fatto che non esistano bagliori nelle tenebre, ma risulti vegeta solo la speranza, vana, di una loro immanente apparizione.
Trelkovski
'Nature Disease' è una creatura di Nicola Coin.
Tutto il resto è farina del mio sacco.
I diritti, tuttavia, in Italia si pagano a suon di pezzi da cento.
Quindi, se cedi alla copia e al manierismo, vaffanculo.